Open Government alla social media week: la cultura prima di tutto

Durante la social media week di Roma si è parlato, tra i tanti, diversi panel, anche dell’Open Government. Si tratta della possibilità data alle Pubbliche Amministrazioni di aprire verso il cittadino e dunque verso l’esterno, i propri processi e soprattutto i propri dati (in questo caso si parla di Open Data).

I vantaggi potenzialmente sarebbero diversi. Partendo dal punto di vista del cittadino (quello che mi sta più a cuore) si potrebbe, molto concretamente, tenere sotto controllo i bilanci pubblici, capire il funzionamento dell’amministrazione, esserne partecipe e avere a disposizione più informazioni.

Viene immediato a questo punto pensare ad un passaggio di un articolo di Jeff Jarvis a proposito dei vantaggi dell’essere pubblico:

Publicness enables the wisdom of the crowd. If we all keep our information, knowledge, ideas, and lessons to ourselves, we lose collectively

Mentre se vediamo l’Open Government attraverso l’occhio delle imprese queste potrebbero generare profitti grazie ai dati che raccoglierebbero dalle PA. Magari offrendo servizi aggiuntivi o facendo pagare un servizio basato proprio su questi dati.

Devo dire che, nel corso del dibattito, sono stato favorevolmente colpito dal realismo dei relatori. Quello che ho percepito durante il dibattito (ho partecipato poco, sono stato uno dei ritardatari forzati dallo sciopero dei mezzi pubblici di quel giovedì!) è stato, forse complice la natura pubblica del soggetto interessato, un sano spirito critico sulla applicazione dell’”amministrazione aperta”.

Presente al panel c’era anche il presidente di ForumPA, Carlo Mochi Sismondi, il quale ha portato uno studio a proposito della concezione di trasparenza per i cittadini italiani dove emerge come questa sia praticamente equivalente a “controlo della spesa pubblica“. Questa la ricerca:

Come dire che prima della partecipazione, prima della volontà di conoscere la vita pubblica c’è un bisogno di controllo e, mi viene da dire, di rivalsa verso una PA vista come un soggetto oscuro, dalla gestione economica tesa a un interesse che non corrisponde a quello dei cittadini.

Sono d’accordo poi con Guido Scorza (Presidente dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione) quando punta il dito su un problema (di ignoranza o eccesso di paura?) che vede contrapporsi all’applicazione dell’opengov la tutela della privacy e il diritto d’autore. Entrambe questioni risolvibili, anzi già risolte visto che da un lato non si tratta di rendere accessibili dati personali e che, dall’altro, questi dati sono pubblici. Sono nostri.

Altra osservazione interessante che è stata fatta riguarda l’intellegibilità dei dati rilasciati e la loro comparabilità tra PA: i dati che vengono rilasciati devono poter essere compresi da chi legge e soprattutto devono poter essere confrontabili con altre realtà, anche a ritroso nel tempo.

Significativo su questo argomento l’esempio fatto da Davide Giacalone, presidente Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’Innovazione, quando ha parlato della impossibilità di confrontare i dati sanitari perché sono gestiti dalle aree (non regioni, né province) e dunque non sono redatte con uno schema comune.

Sembra facile infatti dire (o imporre, come si è detto durante il panel, ma l’imposizione non mi trova d’accordo) alla PA di pubblicare tutti i suoi dati relativi alla sua gestione. Rimane poi come, in che modo questi vengono pubblicati all’esterno. Numeri, tabelle, codici non servono a niente se non sono interpretati o interpretabili.

A questo proposito colgo l’occasione per ribadire l’importanza centrale che rivestono gli operatori della comunicazione all’interno delle PA. Un ruolo legittimato dalla legge 150/2000.

Ultima annotazione. Ho trovato interessante davvero lo spunto nato dal pubblico: pubblicare anche i dati relativi agli investimenti che l’amministrazione non riesce a fare (chissà quanti progetti non sono partiti per incapacità di gestione o scarsità di personale). Un incentivo all’azione e un controllo maggiore dei cittadini dell’operato pubblico. Magari!

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Pubblicato il 18 febbraio 2011, in Comunicazione, Facebook, Open Government, Pa con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. è un contributo molto interessante che rivela tutto il fascino di questo nuovo tema. Io che in qsti giorni muovo i primi passi nello studio dell’open gov trovo molto apprezzabile l’intento di fondo che esso si propone. I principali interrogativi e dubbi che la mancanza per adesso di un approfondimento mi suscita, riguardano essenzialmente alcuni aspetti. Su tutti per es. il fatto che ad ogni modo la pubblicazione dei dati, come la condivisione di progetti o dei programmi di intervento porterà veramente ad una maggiora efficacia ed efficienza delle decisioni di governo? Secondo me l’interpretazione dei dati, l’opportunità o meno di fare certe spese o di investire certi fondi creerà sempre divisioni nella comunità, maggioranze e minoranze, contenti e scontenti, innovatori e conservatori il che costituisce probabilemnte un freno al decisionismo che a volte per quanto odioso si rende comunque necessario.
    Spero di essere stato chiaro e soprattuto di aver detto cosa attinenete.

    • Ciao Anto,

      Grazie per il contributo assolutamente in tema direi :)

      Guarda durante il panel il presidente di ForumPa, Carlo Mochi Sismondi, ha citato un loro studio dove emerge l’idea che per i cittadini il concetto di trasparenza (al quale tende l’iniziativa OpenGov) corrisponde a quello di “controllo” della spesa pubblica.

      C’è quindi un bisogno latente, ora, che chiede di essere soddisfatto. Sicuramente l’apertura dei processi di un ufficio pubblico può generare divisioni, ma per adesso il bisogno sembra orientato verso la direzione del controllo.

      Poi pensandoci, prima o dopo bisognerà parlare con la comunità, creare quella sinergia e collaborazione di cui si parla? Verrebbe da dire cominciamo.

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